La qualità dell’aria nei luoghi di lavoro chiusi, costituisce uno degli eventuali rischi da valutare al fine di garantire salute e sicurezza dei lavoratori, così come stabilito dal D.lgs 81/08.

Come definito nell’Accordo tra il Ministro della salute, le regioni e le province autonome sul documento concernente: “Linee-guida per la tutela e la promozione della salute negli ambienti confinati” (G.U. 27 novembre 2001, n. 276, suppl. ord.), l’espressione “ambiente indoor” è riferibile a tutti gli ambienti confinati di vita e di lavoro non industriali, ed in particolare, a quelli adibiti a dimora, svago, lavoro e trasporto. Sono pertanto inclusi: le abitazioni, gli uffici pubblici e privati, le strutture comunitarie (ospedali, scuole, caserme, alberghi, banche, ecc.), i locali destinati ad attività ricreative e/o sociali (cinema, bar, ristoranti, negozi, strutture sportive, ecc.) ed infine i mezzi di trasporto pubblici e/o privati (auto, treno, aereo, nave, ecc.).

Dato rilevante è che nelle società moderne, la popolazione trascorre una parte molto rilevante del proprio tempo negli ambienti confinati, proprio per questo motivo, negli ultimi decenni sono stati condotti studi più puntuali sulla qualità dell’aria “indoor” (IAQ): sono stati riscontrati profondi mutamenti quali-quantitativi della stessa, con un progressivo aumento in assoluto delle sostanze inquinanti.

In Italia, proprio a seguito della crisi delle risorse energetiche mondiali, gli stessi criteri tecnico-progettuali, volti ad ottenere un migliore isolamento per contenere i consumi, hanno portato a sigillare gli ambienti interni ed a sostituire le modalità naturali di aerazione ed illuminazione con mezzi artificiali. Ciò si rivela un’aggravante per la qualità dell’aria e per il conseguente aumento degli inquinanti “indoor”.

Quali sono i principali inquinanti “indoor”?

Gli inquinanti “indoor” sono numerosi e la loro concentrazione varia a seconda di diversi fattori:

  • l’uomo e le sue attività,
  • i materiali da costruzione e gli arredi,
  • i prodotti per la pulizia e la manutenzione, gli antiparassitari, l’uso di colle, adesivi, solventi, ecc.,
  • l’utilizzo di strumenti di lavoro quali stampanti, plotter e fotocopiatrici,
  • i sistemi di trattamento dell’aria, che possono diventare terreno di coltura per muffe e altri contaminanti biologici e diffondere tali agenti in tutto l’edificio. La possibilità di trasmissione di infezioni in comunità chiuse quali uffici, scuole, asili, carceri, caserme, fa comprendere quanto importante sia condurre indagini rivolte a definire il rischio microbiologico per poter prevenire con interventi igienico-ambientali l’insorgere di epidemie. Infatti l’inquinamento microbiologico all’interno degli ambienti chiusi può essere considerato una fonte di trasmissione di numerose malattie infettive a carattere epidemico: influenza, varicella, morbillo, polmoniti pneumococciche, legionellosi, psittacosi-ornitosi, ecc. Queste patologie sono di grande rilevanza sociale sia per il grande numero di soggetti che viene coinvolto sia per le complicanze che possono sopraggiungere, rendendo più complesso il trattamento farmacologico con conseguenti ripercussioni sui costi.

Quali sono i protocolli di AMIL Care in ottica di sanificazione?

AMIL Care ha sviluppato dei protocolli specifici al fine di garantire condizioni igienico-sanitarie ottimali e quindi ottemperare al già citato D.lgs 81/08 – (ALLEGATO IV, PUNTO 1.9.1):

1.9.1.4. Gli stessi impianti devono essere periodicamente sottoposti a controlli, manutenzione, pulizia e sanificazione per la tutela della salute dei lavoratori.”

Il sistema Medisystem risulta un valido supporto nell’attività di sanificazione degli impianti di condizionamento dell’aria o di ventilazione meccanica prevista dalle norme vigenti. (Linee guida per la definizione di protocolli tecnici di manutenzione predittiva sugli impianti di climatizzazione, approvate nella seduta del 5 ottobre 2006 dalla Conferenza Permanente per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome di Trento e Bolzano.).

Comfort ambientale e benessere microclimatico sono fondamentali: i lavoratori devono percepire una condizione dell’aria ottimale, sia dal punto di vista delle proprietà fisiche (temperatura, umidità, ventilazione), che chimiche (aria “pulita” o “fresca”). Dal punto di vista igienico-sanitario una condizione ambientale è da considerare accettabile non solo quando i principali parametri microclimatici sono nell’intervallo di normalità e nell’aria non sono presenti contaminanti specifici in concentrazioni dannose ma, soprattutto, quando la grande maggioranza dei soggetti esposti (80% o più) sono soddisfatti della qualità dell’aria.